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Sabbie a brachiopodi
L’abitato di Nardò si trova su un’area subpianeggiante, costituita da un terrazzo marino  esteso tra i 35-40 m (D'Alessandro et al., 1994). Il terrazzo è delimitato verso sud e sud-est da una scarpata denominata la ripa di abrasione relitta di Aradeo-Cutrofiano, che raggiunge  quota massima di circa 80 m. La superficie del terrazzo, risulta debolmente inclinata verso nord-ovest, ed è caratterizzata da alcune ondulazioni ad ampio raggio di curvatura, che individuano deboli depressioni che, in alcuni casi, risultano essere molto estese e caratterizzate da pendenze e dislivelli irrilevanti che, rallentano il naturale deflusso dell’acqua e ne provocano il ristagno.
La superficie di terrazzo, si presenta nel dettaglio articolata dall'erosione subaerea e dalla presenza di due blande incisioni. Queste incisioni rappresentano il tratto terminale di un ampio reticolo idrografico endoreico del Canale dell’Asso, che termina in un inghiottitoio carsico o "Vora". Attraverso la “Vora” le acque di scorrimento superficiale sono trasferite nel circuito idrico sotterraneo (Palmentola, 1987), e permettono la ricarica della “falda profonda”.
Il recapito naturale più importante per il Canale Asso, è rappresentato dall’inghiottitoio carsico denominato Vora Colucce, ubicato a nordovest dell’abitato Nardò, ad una distanza di circa 3 km. Nel territorio di Nardò, affiora una successione carbonatico-terrigena costituita da differenti unità litostratigrafiche di età compresa tra il Cretaceo superiore e il Pleistocene medio-sup..
I depositi di terrazzo sono rappresentati da calcareniti grossolane, tipo "panchina", a diagenesi variabile intercalate a sabbie calcaree limose e argillose di colore variabile dal giallastro al verdasto. Lo spessore dei depositi è di circa 1.5 m; l'età può essere riferita sulla base delle conoscenze geologiche regionali al Pleistocene medio-superiore. I depositi marini terrazzati giacciono in trasgressione mediante un sottile livello di paleosuolo di colore rossastro su litotipi riferibili alla unità litostratigrafica delle Sabbie a Brachiopodi (D'Alessandro & Palmentola, 1978). Localmente, le Sabbie a Brachiopodi, presentano alla base un livello di sabbie limose e argillose caratterizzate dalla presenza di Brachiopodi di grosse dimensioni. Verso l'alto le sabbie sfumano in argille grigio-verdastre, probabilmente riferibili ad un evento sedimentario più recente. Le argille sono interessate nei livelli più alti, quelli poco sotto la superficie di trasgressione dei depositi marini terrazzati, da evidenti segni in una incipiente pedogenesi, rappresentati principalmente da noduli e lenti di carbonato di calcio di origine secondaria e da patine di ossidi di ferro e manganese.
Le Sabbie a Brachiopodi mostrano localmente uno spessore complessivo di circa 15 metri e sono di età post-Siciliana (Pleistocene medio?) sulla base del contenuto faunistico e dei rapporti stratigrafici. Questa unità poggia trasgressivamente su calcareniti bioclastiche probabilmente riferibili alle Calcareniti di Gravina, di età pleistocenica inferiore.  Tale  formazione, è caratterizzata da calcareniti a grana da media a grossa, friabili e porosi, con frequenti macro e microfossili (foraminiferi bentonici, briozoi, lamellibranchi, gasteropodi, echinodermi, alghe calcaree e serpulidi), rappresentano la fase di apertura del ciclo sedimentario quaternario.
 
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Le Calcareniti di Gravina presentano uno spessore molto variabile che non raggiunge valori massimi superiori a trenta metri. Al di sotto delle Calcareniti di Gravina troviamo le Calcareniti di Andrano e la Pietra Leccese.
La formazione delle  Calcareniti di Andrano del Miocene med.-sup., si trova sovrapposta alla Pietra leccese e talvolta al basamento carbonatico, si presenta compatta e tenace, costituita da biocalcareniti, calcari organogeni, calcareniti marnose a grana variabile. Le Calcareniti di Andranno sono ben stratificate con una colorazione variabile dal biancastro al grigio chiaro.
La Pietra Leccese si presenta sotto forma di calcareniti marnose, a grana fine, di color giallo intenso, a luoghi la presenza di glauconite conferisce una colorazione verdognola, mal stratificata in grossi banchi caratterizzati da frequenti bioturbazioni; con frequenti fossili. Verso l’alto il litotipo si arricchisce di una componente marnosa, tanto che nella parte più recente non mancano alcuni livelli di marne calcaree, fini e di color biancastro. La pietra leccese poggia sui sedimenti del cretaceo costituiti calcari, calcari dolomitici e dolomie, tenaci, in banchi e strati di spessore variabile, caratterizzati da un’intensa fratturazione, e una colorazione dal bianco all'avana. I calcari cretacei rappresentano un mezzo permeabile per carsismo e fessurazione.
Per quanto concerne il centro storico di Nardò, appare situato su di un alto morfologico che risulta rilevato, in media circa 3 m rispetto alla superficie del terrazzo marino. Su questo alto morfologico è possibile individuare due linee di impluvio principali orientate grossomodo in direzione SE-NW e W-E. Un’area maggiormente rilevata, rappresentata da una motta normanna, caratterizza la parte più settentrionale del centro storico.
L’analisi geomorfologica del paesaggio locale ha evidenziato che l’alto morfologico del centro storico di Nardò risulta rilevato in media circa 3 m rispetto alla superficie del terrazzo marino. L’alto morfologico è articolato dalla presenza di due linee di impluvio principali orientate una in direzione grossomodo SE-NW (lungo via Lata), l’altra, più breve,  in direzione W-E (lungo via S. Giovanni, nei pressi della Chiesa di S. Antonio). Un’area maggiormente rilevata caratterizza la parte più settentrionale del centro storico., tale alto morfologico è rappresentato dalla motta normanna.
La successione stratigrafica del centro storico di Nardò, è caratterizzata dalla costante presenza di un deposito superficiale costituito da materiale di riporto potente sino a 3 m. Tale deposito poggia sul substrato geologico, localmente costituito dai Depositi Marini Terrazzati (Pleistocene medio-superiore) trasgressivi sulle sabbie argillose appartenenti alla unità delle Sabbie a Brachiopodi (Pleistocene medio). Statigraficamente più in basso si riconoscono l’unità delle Calcareniti di Gravina  (Pleistocene inferiore) e del Calcare di Altamura (Cretaceo sup.).
 
 
La falda superficiale si trova nei Depositi Marini Terrazzati ed è sostenuta dai livelli argillosi soprastanti la formazione delle Sabbie a Brachiopodi. La falda presenta notevoli escursioni in funzione della distribuzione delle precipitazioni e risulta alimentata direttamente dalle precipitazioni, infatti affiora nei periodi particolarmente piovosi. Le marcate variazioni della superficie freatica nell’arco dell’anno, determinano il ristagno delle acque nelle aree più depresse. Una di queste depressioni è presente nella zona di Nardò e costituisce una corona circolare intorno al piccolo rilievo su cui è ubicato il territorio urbano. La profondità media del livello freatico nell’abitato di Nardò è circa 3 m dal p.c.; e nel centro storico, più elevato rispetto alle altre zone, la profondità si attesta intorno a 7.30 m dal p.c..
La falda acquifera profonda presente con continuità su tutto il territorio di Nardò, è ospitata nel basamento carbonatico. La falda profonda è sostenuta dalle acque marine di invasione continentale, e presenta una superficie piezometrica ad una quota compresa tra 2 e 1 m s.l.m.. La circolazione idrica sotterranea si sviluppa lungo delle direttrici preferenziali con andamento perpendicolare alla linea di costa.